Più capelli sulla spazzola dopo l’estate? Tutto ciò che devi sapere.
Con l’arrivo dell’autunno molte donne notano una maggiore quantità di capelli sulla spazzola, sul cuscino o durante la doccia.
È un fenomeno abbastanza comune, ma non ogni aumento della caduta dei capelli dovrebbe essere automaticamente attribuito al cambio di stagione.
Il ciclo del capello
Ogni follicolo attraversa un proprio ciclo.
La fase più lunga è quella di crescita, chiamata anagen. Segue una breve fase di transizione, detta catagen, e successivamente una fase di riposo, il telogen. Alla fine del processo il capello viene eliminato e il follicolo può iniziare un nuovo ciclo.
Per questo motivo perdere una certa quantità di capelli ogni giorno è fisiologico.
Non tutti i follicoli, infatti, si trovano contemporaneamente nella stessa fase: mentre alcuni capelli crescono, altri riposano e altri vengono naturalmente eliminati.
Quando però una quota maggiore di follicoli entra nello stesso periodo nella fase telogen, la perdita può diventare molto più evidente.
Caduta stagionale o telogen effluvium?
Uno dei termini che ricorre spesso quando si parla di perdita diffusa dei capelli è telogen effluvium.
Si verifica quando un numero maggiore del normale di capelli passa dalla fase di crescita alla fase di riposo e successivamente cade.
Può comparire dopo eventi che hanno rappresentato uno stress importante per l’organismo, per esempio una malattia con febbre, un intervento chirurgico, un forte stress psicofisico, un dimagrimento marcato o alcuni cambiamenti ormonali.
Una caratteristica importante è che la caduta può manifestarsi con un certo ritardo rispetto all’evento che l’ha provocata. Per questo, quando i capelli iniziano a cadere, la causa non è sempre immediatamente evidente.
In molti casi il fenomeno è reversibile e tende gradualmente a ridursi quando viene meno il fattore scatenante.
L’estate può avere un ruolo?
Dopo i mesi estivi i capelli possono apparire più secchi, opachi o fragili.
Sole, calore, acqua di mare, cloro, frequenti lavaggi, phon, piastre, decolorazioni e altri trattamenti possono danneggiare soprattutto il fusto del capello, cioè la parte visibile che emerge dal cuoio capelluto.
Questo può favorire la rottura.
Ma un capello che si spezza non è la stessa cosa di un capello che cade dal follicolo.
Nel primo caso il problema riguarda prevalentemente la fibra capillare; nel secondo è coinvolto il ciclo biologico del follicolo.
È una distinzione utile perché anche le possibili cause e gli interventi sono differenti.
Come capire se i capelli stanno cadendo o si stanno spezzando?
Non sempre è semplice valutarlo da sole, ma alcuni indizi possono aiutare.
Quando prevale la rottura, possono comparire capelli di lunghezze molto diverse, punte spezzate e una maggiore fragilità soprattutto nelle zone più sottoposte a trattamenti o calore.
Quando invece aumenta la caduta dal follicolo, si tende a ritrovare un maggior numero di capelli interi durante il lavaggio, sulla spazzola o sugli indumenti.
Una valutazione dermatologica può chiarire la situazione quando il fenomeno è importante o persistente.
Quando è il caso di approfondire
Più che contare ossessivamente ogni capello perso, è utile osservare l’andamento complessivo nel tempo.
È consigliabile parlarne con un dermatologo quando la caduta:
- è molto più intensa rispetto al solito;
- continua per diversi mesi senza mostrare una riduzione;
- è associata a una progressiva diminuzione della densità;
- rende più visibile il cuoio capelluto o modifica l’ampiezza della scriminatura;
- interessa soprattutto alcune zone;
- provoca vere e proprie chiazze prive di capelli;
- è accompagnata da prurito, bruciore, dolore, arrossamento, desquamazione o altre alterazioni del cuoio capelluto.
Anche una perdita che inizialmente sembra diffusa e innocua può meritare attenzione se il volume dei capelli continua progressivamente a diminuire.
Non tutte le forme di diradamento sono uguali
Un altro aspetto importante è distinguere una caduta temporanea da una progressiva miniaturizzazione dei capelli.
Nell’alopecia androgenetica femminile, per esempio, il problema non consiste necessariamente in una caduta improvvisa e abbondante. Può manifestarsi soprattutto con un assottigliamento progressivo dei capelli e una riduzione della densità, spesso più evidente nella parte superiore del cuoio capelluto.
Esistono poi condizioni, come l’alopecia areata o alcune forme infiammatorie del cuoio capelluto, che presentano caratteristiche differenti e richiedono una diagnosi specifica.
Per questo parlare genericamente di “caduta dei capelli” può essere fuorviante: situazioni visivamente simili possono avere cause molto diverse.
Anche lo stato generale dell’organismo può contare
I capelli possono risentire di ciò che accade all’intero organismo.
Tra i fattori che possono essere associati a un aumento della caduta rientrano, a seconda della situazione clinica:
- malattie recenti o febbre elevata;
- periodi di forte stress;
- interventi chirurgici;
- parto e cambiamenti ormonali;
- perdita di peso importante o diete molto restrittive;
- insufficiente apporto di proteine o di alcuni micronutrienti;
- alcune terapie farmacologiche;
- alterazioni della funzione tiroidea.
Per questo durante la visita il medico può chiedere anche cosa sia successo nei mesi precedenti all’inizio della caduta.
Servono sempre gli esami del sangue?
No.
Gli esami non dovrebbero essere necessariamente prescritti nello stesso modo a chiunque perda capelli.
La decisione dipende dalla storia clinica, dai sintomi, dall’alimentazione, dall’esame del cuoio capelluto e dal tipo di caduta osservato.
In alcuni casi il medico può ritenere opportuno valutare, per esempio, il metabolismo del ferro o la funzione tiroidea. In altri casi possono essere indicati accertamenti differenti oppure nessun esame.
L’obiettivo non è cercare indiscriminatamente qualsiasi possibile alterazione, ma individuare quelle plausibili sulla base del quadro clinico.
Non tutto si risolve con un integratore
È uno degli aspetti più importanti da ricordare.
Quando si vedono più capelli nella doccia è facile pensare immediatamente a vitamine o integratori “anticaduta”.
Ma assumere integratori senza sapere se esista realmente una carenza non significa necessariamente intervenire sulla causa.
Se è presente una carenza nutrizionale, correggerla può essere importante. Se invece la perdita dipende da un altro meccanismo, aumentare arbitrariamente l’assunzione di vitamine o minerali può non offrire alcun beneficio.
Anche per questo è preferibile evitare l’autodiagnosi basata esclusivamente sul periodo dell’anno o sulla pubblicità di un prodotto.
Cosa osservare nel tempo
Può essere utile prestare attenzione ad alcuni elementi semplici:
quanto dura l’aumento della caduta, se la quantità tende progressivamente a ridursi, se la densità dei capelli sembra cambiare e se compaiono sintomi sul cuoio capelluto.
Anche confrontare nel tempo fotografie scattate con illuminazione e posizione simili può essere più utile della semplice impressione quotidiana.
L’obiettivo non è controllare continuamente i capelli, ma riconoscere un eventuale cambiamento reale e persistente.
Una maggiore caduta tra la fine dell’estate e l’autunno può verificarsi e, in alcune persone, essere temporanea.
Ma “è il cambio di stagione” non dovrebbe diventare una diagnosi automatica.
La durata della perdita, il modo in cui si presenta e soprattutto l’eventuale riduzione della densità aiutano a distinguere un fenomeno transitorio da una situazione che merita approfondimento.
Quando la caduta è importante, continua nel tempo oppure compaiono chiazze, diradamento progressivo o alterazioni del cuoio capelluto, una valutazione dermatologica permette di identificarne più precisamente il meccanismo e decidere se siano necessari ulteriori accertamenti.


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